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Piede diabetico ed Ischemia Critica: come si salva un arto

Quando una ferita del piede non guarisce, quasi sempre il problema non è nel piede.

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Chi arriva su questa pagina di solito ha alle spalle mesi di medicazioni. Una lesione piccola, comparsa senza un vero trauma, che non si chiude. Antibiotici, creme, bendaggi, controlli. E ad un certo punto si pronuncia la parola amputazione.

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È il momento in cui vale la pena fermarsi e cambiare domanda. Non “come curiamo questa ferita”, ma: a quel piede sta arrivando abbastanza sangue?

Spesso la ferita non guarisce perché non arriva sangue

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Una ferita guarisce se ha il materiale per farlo: ossigeno, cellule, antibiotico che raggiunga i tessuti. Tutto questo viaggia nel sangue. Se l’arteria che porta il sangue a quel piede è chiusa, quel materiale arriva in quantità insufficiente, e la lesione fatica a chiudersi qualunque sia la medicazione locale applicata.​

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È per questo che nel piede diabetico la circolazione va guardata presto, insieme alla ferita e non al posto della ferita. La medicazione lavora sulla lesione; il flusso è ciò che mette quel lavoro nelle condizioni di riuscire.

Perchè nel diabetico le arterie sono un problema difficile​​

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L’arteriopatia del paziente diabetico ha due caratteristiche che la rendono diversa da tutte le altre.

 

È estremamente calcificata. Gli anni di glicemia elevata depositano calcio nella parete: le arterie diventano rigide, lignee, difficili da attraversare e da dilatare.

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È estremamente distale. Le arterie colpite non sono quelle della coscia, ma quelle della gamba, della caviglia e del piede: vasi con un diametro di circa 1 - 1,5 millimetri.

 

Rivascolarizzare arterie di quel calibro, e per giunta calcificate, richiede strumenti dedicati, tempo ed una competenza specifica. È, in pratica, la parte tecnicamente più impegnativa della chirurgia vascolare periferica.

Non tutti i piedi diabetici sono uguali​​

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Sotto lo stesso nome convivono tre situazioni cliniche diverse, che richiedono decisioni diverse.

 

Il piede diabetico ischemico — il problema dominante è la mancanza di sangue. Qui la rivascolarizzazione è il presupposto di ogni cura.

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Il piede diabetico neuropatico — il problema dominante è la perdita della sensibilità: il paziente non avverte il dolore, quindi non si accorge della lesione finché non è avanzata. La circolazione può essere conservata.

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Le forme miste — le più frequenti nella pratica reale, dove i due meccanismi si sommano e vanno affrontati entrambi.

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Distinguerle non è un esercizio accademico: cambia completamente cosa si fa, e in quale ordine.

Che cos'è l'ischemia critica​​

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Quando la riduzione del flusso è tale da minacciare la sopravvivenza dell’arto, si parla di ischemia critica. Si manifesta con dolore a riposo, soprattutto di notte e con la gamba distesa, con ulcere che non guariscono, con aree di tessuto necrotico o gangrena.

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È la condizione in cui il tempo pesa: più a lungo il flusso resta insufficiente, più tessuto è esposto al rischio. E nel paziente diabetico è particolarmente insidiosa, perché la neuropatia può cancellare proprio il sintomo che dovrebbe dare l’allarme: il dolore.

Cosa si può fare​​

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L’obiettivo di un intervento di rivascolarizzazione è semplice da enunciare: riportare una linea di flusso di sangue diretta fino al piede, e possibilmente fino alla zona dove si trova la lesione.

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Si può ottenere per via endovascolare, lavorando dall’interno del vaso attraverso una piccola puntura, oppure con la chirurgia tradizionale, confezionando un bypass. Non sono scuole di pensiero contrapposte: sono strumenti diversi, e la scelta dipende da dove è la malattia, da com’è fatta e dalle condizioni generali del paziente.

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Riaperta l’arteria, il lavoro non è finito. La ferita va curata, l’eventuale infezione trattata, il carico sul piede corretto, il diabete controllato. Il salvataggio dell’arto è un lavoro di squadra: chirurgo vascolare, diabetologo, chi si occupa della lesione, chi si occupa delle calzature.

 

Ogni passaggio conta, e il sangue è la condizione che permette a tutti gli altri di funzionare.

Un'ultima cosa, detta onestamente​​

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Non tutti gli arti si salvano. Esistono situazioni in cui l’amputazione è la scelta giusta, e in quei casi va detto con chiarezza e fatta bene, perché nella maggior parte dei casi un'amputazione permette di tornare a camminare.

 

Quello che conta è che una decisione di questo peso venga presa conoscendo lo stato della circolazione: è l’informazione che permette di capire quali strade sono percorribili.

Approfondimenti​​

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Da qui puoi approfondire ogni forma e il modo in cui si interviene.

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Mi occupo da più di dieci anni di rivascolarizzazioni degli arti inferiori, in particolare dei casi complessi con malattia distale del paziente diabetico.

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