
Come si salva un arto
Il trattamento tempestivo è fondamentale. La rivascolarizzazione, che può essere realizzata tramite interventi di chirurgia vascolare o tecniche endovascolari, mira a ripristinare il flusso sanguigno nell’arto affetto, evitando l’evoluzione verso la gangrena.
Una rivascolarizzazione tempestiva e appropriata può aumentare le possibilità di preservare l’arto e ridurre il rischio di amputazione, quando le condizioni cliniche e anatomiche del paziente lo consentono.
A seconda del quadro morfologico di ischemia d’arto che si configura nel paziente, la rivascolarizzazione si potrà ottenere mediante:
1. Tecniche Mininvasive ed Endovascolari

Esse permettono, grazie ad una procedura eseguita senza praticare tagli o incisioni (o con tagli minimi), di raggiungere le arterie colpite dalle stenosi ed occlusioni che causano l’ischemia. Il trattamento si realizzerà quindi riaprendo tali arterie attraverso un’angioplastica (ovvero la dilatazione del segmento colpito mediante gonfiaggio di un pallone dedicato) o il posizionamento di stent. VEDI VIDEO
2. Tecniche di Chirurgia Tradizionale
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Quando la tecnica endovascolare non è un opzione fattibile, la rivascolarizzazione si realizzerà mediante l’esecuzione di una di queste tecniche:
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Bypass arteriosi: crea un percorso alternativo al tratto arterioso ostruito, utilizzando generalmente una vena del paziente oppure, in casi selezionati, una protesi vascolare.
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Endoarterectomia (EA): prevede la pulizia dell’arteria colpita dal materiale ostruente; il vaso viene poi richiuso e ricostruito per mezzo di un “rattoppo” di stoffa, utilizzando anche in questo caso materiale biologico o artificiale.
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Chirurgia ibrida: l’utilizzo combinato di tecniche di chirurgia vascolare tradizionale (bypass, endoarterectomia) ed endovascolare, permette in molti casi di risolvere con metodo mininvasivo situazioni che anni fa avrebbero richiesto interventi ben più demolitivi.
Questi trattamenti possono prevenire l’amputazione e migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti.

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Mi occupo da più di dieci anni di rivascolarizzazioni degli arti inferiori, in particolare dei casi complessi con malattia distale del paziente diabetico.
